Milano, 5 ottobre 2026 – Piccolo è ancora bello e può essere vincente, ma attrezzarsi per l’alta competitività dei mercati nazionali e internazionali, quale sia la dimensione aziendale, è diventato necessario. È da questa consapevolezza che nasce la tavola rotonda promossa e organizzata dal Centro Studi Intrapresa per Confimi Alimentare, anche in un’ottica di sistema con gli attori socio-economici, che ha riunito imprenditori manifatturieri e rappresentanti del private equity e della finanza innovativa per mettere a confronto due mondi che troppo spesso procedono lungo strade parallele non comunicanti a dovere: quello dell’impresa e quello dei mercati dei capitali.
La manifattura italiana ha costruito la propria forza su una straordinaria diffusione di piccole e medie imprese. Una caratteristica che ha garantito flessibilità, capacità di adattamento e una particolare vicinanza ai mercati e ai territori. Ma lo scenario internazionale è cambiato ed è oggi richiesta un’alta funzionalizzazione. In alcuni casi una dimensione meglio calibrata – anche nell’ambito di catene del valore strutturate tramite alleanze, reti d’impresa, partecipazioni incrociate che assicurino una capacità propulsiva robusta – può diventare una delle condizioni per continuare a competere: per investire, internazionalizzarsi, acquisire nuove competenze e tecnologie, rafforzare le filiere e affrontare mercati sempre più competitivi.
“Il piccolo è bello resta una caratteristica del nostro sistema produttivo, ma non può diventare un alibi per non crescere – sottolinea Alessandro Tatone, presidente di Confimi Alimentare – le nostre imprese hanno dimostrato di saper essere flessibili e resilienti anche nei momenti più complessi. Ora dobbiamo mettere questa capacità al servizio di una nuova fase: consolidare le posizioni conquistate, rafforzare le filiere e creare le condizioni perché le aziende possano fare il salto dimensionale quando questo è necessario”.
Il tema non riguarda soltanto le imprese che decidono di aggregarsi. Riguarda anche il rapporto con il capitale. Alta funzionalizzazione, aggregazioni e apertura finanziaria sono infatti tre delle principali leveattraverso cui un’impresa può rafforzarsi e sostenere un percorso di crescita effettiva.
È una questione che si inserisce in un dibattito più ampio sul sistema d’impresa italiano, come ha sottolineato Mario Carlo Ferrario, investment banker tra i pionieri del private equity in Italia, oggi promotore con For Impact Capital di approcci e strumenti di finanza d’impatto in una logica di alleanze territoriali: “La forza del capitalismo italiano si basa su un tessuto unico al mondo di piccole e medie imprese, noto e riconosciuto a livello internazionale: sia per assicurare la continuità di questo modello, sia per farlo crescere, è indispensabile un maggiore sinergia con i grandi capitali nazionali e internazionali, che altrimenti si allocano altrove e non alimentano un circuito virtuoso in Italia. Il passaggio richiede un certo sforzo, ma le potenzialità sono enormi”.
Per Confimi Alimentare la questione è anche culturale: “Industriali e operatori finanziari, ha aggiunto Tatone, nparlano spesso linguaggi diversi. L’imprenditore guarda alla continuità dell’impresa, al prodotto, alle persone, alla filiera e al territorio; la finanza guarda al capitale, al rischio, al rendimento e alla capacità di generare valore. Non dobbiamo cancellare queste differenze, dobbiamo costruire un linguaggio comune”.
“Perché, ha osservato Riccardo Figliolia Segretario Generale del Centro Studi intrapresa e di CONFIMI Industria BaBtFg., non ci può bastare avere singoli meravigliosi campioni del made in Italy, non ci può bastare avere singole ragguardevoli performance finanziarie, occorre alzare l’asticella e traguardare obiettivi di crescita di ordine sistemico, di impatto sociale ed ambientale, per costruire stabili e duraturi eco sistemi territoriali di sviluppo. Questo è stato l’obbiettivo dell’incontro di Milano a a cui intendiamo aggiungere il “pezzo” fondamentale del “settore pubblico”, perché per ottenere un cambiamento sistemico occorre adottare un cambiamento
fondamentale di mentalità: passando dal concentrarsi su
come spendere denaro pubblico e come rendicontarlo, a
concentrarsi su come investire capitali pubblici e privati e generare
impatti positivi.”
Nel mondo, del resto, vi è disponibilità di una grande quantità di risparmio privato e l’Italia dispone di un sistema produttivo ricco di imprese con competenze, mercati e prodotti riconosciuti a livello internazionale. Il punto diventa allora capire come trasformare una parte di questa capacità finanziaria in capitale per la crescita, creando strumenti e relazioni capaci di accompagnare le imprese senza snaturarne identità e vocazione industriale.
